ESCLUSIVA AF.it - Elísa Viðarsdóttir: "ÍBV? Strutture eccellenti. Valur? Miglior squadra in cui abbia mai giocato. Sull'Under 21, la UEFA deve intervenire. È bello passare il tempo con gente che condivide l'amore per lo sport che più ti piace"

Intervista esclusiva con Elísa Viðarsdóttir, terzino destro del Valur, ex ÍBV e KDFF, e della nazionale femminile islandese.
29.04.2020 23:00 di Mattia Giodice Twitter:    Vedi letture
Elísa in nazionale
Elísa in nazionale

In Islanda, soprattutto quando si parla di calcio femminile, ma non solo, salta subito all'occhio come Vestmannaeyjar sia patria di molte delle giocatrici che, nel corso degli anni, hanno fatto le migliori fortune della nazionale.

L'elenco sarebbe lungo e complesso, considerando anche coloro che a Heimaey non sono nate, ma hanno passato parte delle loro carriere.

Tuttavia, una delle famiglie più iconiche dell'isola, in ambito sportivo, è quella che lega le sorelle Elísa e Margrét Lára Viðarsdóttir.

La seconda, maggiore delle due, è senza ombra di dubbio la miglior attaccante nella storia del calcio islandese, che ha appeso gli scarpini al chiodo alla fine del 2019.

La prima, invece, è un esterno difensivo molto rapido e istituzione dell'ÍBV, dove ne era diventata anche il capitano, pur essendo giovanissima, prima di trasferirsi in Svezia, al KDFF, ossia il club che, con Elísabet Gunnarsdóttir al timone, è ormai diventato colonia islandese e tappa cruciale nei percorsi professionali di diverse "Stelpurnar Okkar".

Dall'estate 2016, Elísa veste la maglia del Valur, una delle big d'Islanda, dove la scorsa stagione ha conquistato la Pepsi Max deild kvenna con una squadra considerata tra le migliori formazioni di sempre, nonostante una dura lotta con il Breiðablik.

Tanti sono i momenti calcistici ed extra vissuti in carriera, come la gioia nel diventare mamma, compagna del danese Rasmus Steenberg Christiansen, ma anche qualche dolore, come il grave infortunio nell'amichevole primaverile contro l'Olanda, pochi mesi prima degli Europei 2017.

Trentotto incontri disputati in nazionale maggiore che, con ogni probabilità, aumenteranno considerevolmente ora che Elísa è tornata al TOP della forma e, magari, sarà una componente fondamentale tra le ventitré convocate di Jón Þór Hauksson per gli Europei in Inghilterra del 2022 e dei Mondiali successivi, qualora arrivassero le due qualificazioni, mettendo a posto i conti lasciati in sospeso.

La redazione di AtlanticFootball.it l'ha contattata in esclusiva, per discutere dei diversi argomenti e periodi che hanno avuto un certo impatto nella sua carriera, ricordando ciò che è stato per rendere migliore ciò che sarà.

Elísa, innanzitutto, vista l'attuale situazione di emergenza legata al COVID-19, come stai e come trascorri queste giornate? Si riesce a mantenere una buona forma fisica?

"Tutto bene. La vita ai tempi del COVID-19 è simile a quella della calciatrice che vive all'estero lontana da casa. Cerco di allenarmi due volte al giorno correndo, migliorando la resistenza o la tecnica calcistica da sola. In Islanda è facile farlo allenandosi in questa natura meravigliosa".

In Islanda, e non solo, non è ancora del tutto chiara la data di partenza dei prossimi campionati. Ora si parla del mese di giugno. Pensi che la stagione sia in pericolo oppure si disputerà in estate? Tra l'altro, voi dovreste disputare anche la UEFA Women's Champions League.

"Sono molto ottimista sul fatto che giocheremo quest'estate. Abbiamo avuto successo nell'eliminare il virus qui in Islanda e spero che si continuerà così, nelle prossime settimane. È difficile dire adesso cosa succederà con la UEFA Women's Champions League, bisognerà vedere cosa accadrà in futuro. Noi saremo pronte a prescindere da tutto".

La tua carriera è legata inevitabilmente all'ÍBV, squadra della tua città, club nella quale sei cresciuta fino a diventarne capitano. Sei stata protagonista principale di annate memorabili, culminate spesso sul podio. Cosa conservi con maggiore affetto di quegli anni e cosa significa per un abitante di Vestmannaeyjar rappresentare il proprio territorio in Islanda?

"Mi ricordo, in particolare, la struttura del calcio femminile che ha avuto luogo nelle isole Vestmann. Durante il mio percorso lì, abbiamo fatto molto bene, nonostante il gruppo fosse molto giovane. Ma ci abbiamo messo molto impegno, allenamento, abbiamo avuto un buon allenatore ed ecco com'è stato possibile vincere in quel modo. È molto importante per i piccoli centri avere una squadra forte, unisce la comunità in un modo unico".

Ci sono dei casi anche nel calcio maschile, Heimir Hallgrímsson ne è il più celebre e recente in questo senso. Ma nel calcio femminile, spesso ci confrontiamo con dei numeri oggettivi che dicono come diverse grandi giocatrici islandesi del presente e del passato sono nate a Vestmannaeyjar e/o hanno giocato all'ÍBV. Ci sono così tanti talenti naturali sull'isola? È frutto di una particolare programmazione della società? 

"Le persone sull'isola hanno davvero una personalità speciale, che credo sia utile nello sport. Queste sono, in genere, brave persone disposte a lavorare duro per raggiungere il successo. L'ÍBV è un buon team, con una buona tradizione e delle strutture eccellenti, e credo che questo aiuti".

Nonostante, però, il florido settore giovanile, e Mjólkubikar a parte, difficilmente l'ÍBV riesce a lottare fino in fondo per la conquista del campionato. Questo fattore, secondo te, da cosa è dovuto?

"Il campionato è migliorato e ci sono più squadre a lottare per la vetta. L'ÍBV, l'anno scorso non è riuscito a seguire la scia delle più forti, il gruppo è costruito su giocatrici giovani e straniere, e negli ultimi anni non sono stati molto fortunati con le straniere, a parte una o due, ma non è abbastanza quando hai tre - cinque straniere in tutto, attorno a cui costruire un'intera squadra".

Quanto al Valur, prima che la scorsa Pepsi Max deild iniziasse, molti erano convinti che la vostra sarebbe stata una grande stagione. Il Breiðablik vi ha dato del filo da torcere fino alla fine, ma voi siete riuscite a vincere il campionato rispettando la previsione. In maniera molto schietta, pensate o avete la sensazione di essere una delle squadre islandesi più forti di sempre?

"Negli anni, ci sono state molte buone squadre nel campionato. La nostra squadra è stata fantastica lo scorso anno, la migliore con cui abbia mai giocato in Islanda. È difficile dire se la nostra squadra è stata la migliore, ma credo sia sicuramente una delle migliori in Islanda".

Spesso chi scrive di calcio cerca di immedesimarsi in chi lo pratica anche per poter compiere al meglio il proprio lavoro, ma l'idea non sempre funziona. Siamo consci del fatto che tutto può sembrare più semplice per i giornalisti e i tifosi, rispetto a chi il campo lo vive in prima persona. Come si gestisce una stagione da favorite? Si avverte davvero più pressione e le giocatrici esperte quale aiuto possono dare alle più giovani, che vivono per la prima volta questa sensazione e responsabilità?

"Voi sentite la pressione ed anche noi carichiamo questa pressione su noi stesse, dobbiamo vincere con questo gruppo. Se ci concentriamo per ogni partita, allora vinciamo. La pressione esterna non conta. Cerchiamo di rimanere insieme come gruppo, aiutarci a migliorare come giocatrici e come squadra e, se ogni singola giocatrice rispetta le aspettative, possiamo resistere alla pressione. Le giocatrici più esperte cercano di aiutare quelle più giovani a rilassarsi e fare il loro meglio. Se fanno così, allora vinceranno".

Tra ÍBV e Valur, hai avuto una parentesi al KDFF, mentre Margrét Lára era lontana dai campi per maternità. Quali sono le principali differenze dentro e fuori dal campo, tra una carriera nella tua nazione e un prosieguo all'estero, seppur in un Paese vicino come la Svezia? Cosa ti porti dentro di quell'esperienza?

"Il campionato svedese è migliore di quello islandese. Tutte le partite erano difficili e devi dare sempre il massimo. Il ritmo era più alto e la tattica più sviluppata. È sempre un'esperienza andare all'estero, imparare una nuova lingua e conoscere una nuova cultura. Sicuramente, è quello che porto con me dopo questa esperienza".

Il KDFF è un po' la squadra che chi sostiene l'Islanda ha più a cuore. Diverse giocatrici islandesi hanno avuto modo di farne parte in passato e alcune ci sono ancora oggi. Sif Atladóttir ne è, ad esempio, un'istituzione. Questo discorso, oltre al fatto di avere tua sorella vicina ed Elísabet Gunnarsdóttir come allenatrice, hanno influenzato positivamente la decisione di trasferirti in Svezia?

"Di sicuro. Ero giovane, quando sono andata in Svezia ed il fatto che ci fossero altre islandesi in squadra pronte a darmi una mano ha aiutato. Il fattore determinante è stato Elisabet. È un'allenatrice fantastica ed ho imparato molto, durante questi due anni al KDFF".

Elísabet Gunnarsdóttir è una delle allenatrici più stimate in Islanda ed è da molti considerata come la miglior donna del Paese, nel suo attuale ruolo. Com'era il tuo rapporto professionale e umano con lei?

"Io e Beta abbiamo avuto un buon rapporto, mi ha aiutato molto a diventare una giocatrice migliore".

Tra i momenti più difficili della tua carriera troviamo sicuramente il brutto infortunio nell'amichevole contro l'Olanda, pochi mesi prima degli Europei 2017. Oltretutto, la sfortuna ha voluto che anche Margrét Lára incappasse nello stesso problema, qualche mese dopo in campionato. Come sei riuscita a superare quel momento e in quei casi quanto conta l'aspetto mentale negli atleti?

"Hai ragione, è stata sicuramente la cosa peggiore che mi sia capitata in carriera e vedere mia sorella affrontare lo stesso dramma è ancora peggio. Il tempismo è stato pessimo, ma quello che ci ha salvate è stato affrontarlo insieme. Ci facevamo compagnia l'una con l'altra, durante il processo di guarigione. È importante essere disciplinate durante il recupero e non perdere mai la speranza durante questo periodo, per quanto lungo possa essere".

Invece, il momento più bello fuori dal campo è stato sicuramente quando sei diventata mamma. Durante i nove mesi, sei riuscita ad allenarti per quello che ti era possibile? Come e quanto cambia la vita di un'atleta prima e dopo il parto?

"Sono stata fortunata e mi sono potuta allenare durante tutta la gravidanza. Ero in salute ed in forma. La mia vita è cambiata totalmente, ma in meglio. Tutto ha più significato e sono più organizzata, per raggiungere i miei obiettivi. Adesso ho meno tempo per allenarmi, rispetto a prima di diventare mamma. Quando ho tempo per allenarmi, lo devo fare al 100%".

Nel nuovo secolo, l'Islanda ha fatto passi da gigante nel calcio e, probabilmente, la gente si aspettava un percorso più lungo proprio agli Europei in Olanda e una qualificazione allo scorso Mondiale in Francia. Alla base della tua esperienza, oltre a un po' di fortuna in più, secondo te cosa è mancato in quelle due sfide di settembre 2018 contro Germania e Repubblica Ceca per ottenere l'accesso al torneo?

"È difficile dire cosa ci sia mancato in quelle partite, forse proprio un po' di fortuna? Avevamo una buona squadra ed un grande allenatore (Freyr Alexandersson, ndr)".

A proposito di nazionale, è iniziato un nuovo ciclo con Jón Þór Hauksson e tu stai bene fisicamente. Dove senti di poter ancora migliorare e convincere Jón Þór Hauksson a puntare su di te in ogni occasione?

"Credo che io e Jón Þór abbiamo semplicemente bisogno di più tempo per conoscerci. Credo che lui debba vedere che tipo di personalità ho e cosa posso dare alla squadra, come singolo".

Uno degli argomenti più discussi ogni qualvolta si cerca di analizzare la nazionale femminile è l'introduzione ufficiale di una squadra Under 21 e/o Under 23. Dopo la Pinatar Cup, prima che il COVID-19 fermasse il calcio, Guðni Bergsson aveva annunciato che nel corso dell'anno si sarebbe finalmente giunti a un esito positivo in questo senso. Quanti benefici può portare alle giovani calciatrici che escono dall'Under 19 e più in generale non trovi che anche la UEFA debba dare un aiuto al calcio femminile introducendo gli Europei Under 21, come accade nel calcio maschile?

"Credo che l'Under 21 sia la categoria più importante, per far crescere le giocatrici e prepararle alla nazionale maggiore. L'UEFA deve intervenire e fare in modo che questo progetto diventi realtà".​​​​​​​

In Islanda, tra gli sport di squadra, il calcio e la pallamano sono molto praticati e seguiti. Anche il basket ha avuto e sta avendo una notevole crescita e ci sono alcuni allenatori italiani che hanno lavorato o lavorano nella pallavolo. Come ti sei avvicinata al calcio e a che età hai iniziato? Ci sono altri sport che ti piace seguire e/o praticare?

"Tutti i miei tre fratelli hanno giocato a calcio. La mia famiglia è molto orientata sullo sport ed è stato facile per me innamorarmi del gioco. Ho giocato a pallamano fino ai diciotto anni ed ho anche preso parte ad alcune partite della nazionale Under 18. Ero una giocatrice talentuosa".​​​​​​​

Una delle tue grandi abilità è sicuramente la duttilità. Nella tua carriera hai giocato in diversi ruoli, come terzino destro, difensore centrale e non solo. In quale ruolo senti di esprimere il meglio di te stessa?

"Terzino destro, mi piace correre".

Parlando di te dentro e fuori dal campo, possiamo dire che sei circondata da persone che nel mondo del calcio hanno scritto delle belle pagine di storia e immagino siate i primi tifosi di voi stessi. Quanto è importante avere nella tua vita Margrét Lára e Rasmus Steenberg Christiansen? Quando siete insieme sono più i momenti per commentare le vostre partite o staccate la mente dallo sport?

"È bello passare il tempo con gente che condivide l'amore per lo sport che più ti piace. Io, in genere, mi apro di più di lui riguardo le partite o gli allenamenti, ma ovviamente parliamo molto di calcio. Il calcio è tutta la nostra vita, oltre a nostra figlia, ovviamente".

A proposito di Margrét Lára, ha annunciato da poco il suo addio al calcio giocato. Sapevi già che avrebbe preso questa decisione o è stata una sorpresa? Ti senti di affermare che è stata la più grande attaccante nella storia del calcio islandese? Del resto, lo dicono le prestazioni ma anche i numeri.

"Margrét mi ha dato la notizia qualche giorno prima di annunciarlo pubblicamente. È stato difficile per me perché ha fatto parte di molta della mia carriera. Per lei, è stato un tempismo perfetto. Ci vuole molto coraggio per ritirarsi quando si è ancora al top. Secondo me, è stata la giocatrice più talentuosa che abbiamo mai avuto".

Nel calcio femminile, c'è una giocatrice che hai sempre ammirato da piccola ed è stata il tuo punto di riferimento?

"Mia sorella, Margrét".​​​​​​​

Se ci fosse la possibilità di rigiocare una partita del passato, quale rigiocheresti? E, invece, sempre scegliendo un solo incontro, quale ricordi con più gioia?

"Ricorderò per sempre la partita con cui abbiamo vinto il titolo l'anno scorso, il miglior momento della mia carriera".

Negli ultimi anni, ci sono state diverse giocatrici islandesi e straniere che giocavano in Islanda ad aver proseguito la loro carriera in Italia, o che la stanno proseguendo tuttora come Berglind Björg Þorvaldsdóttir, Andrea Mist Pálsdóttir e Selma Líf Hlífarsdóttir. Qual è la tua opinione sul calcio femminile italiano? Hai mai avuto la possibilità di trasferirti in Italia o ti piacerebbe giocarci un giorno?

"Non ho studiato l'italiano e non ho mai ricevuto un'offerta dal vostro Paese​​​​​​​".

Ad ogni modo, la tua idea è quella di tornare a giocare all'estero e/o di tornare all'ÍBV prossimamente? La scorsa stagione si era parlato di un tuo ritorno a Vestmannaeyjar.

"Non so cosa riservi il futuro. Il mio contratto con il Valur terminerà quest'anno. Il Valur, l'ÍBV o provare di nuovo all'estero, chi lo sa?"

Quali sono i tuoi sogni e le tue speranze per il futuro, a breve e lungo termine?

"Spero di poter giocare ancora per un po' di anni in un club di livello e in nazionale. Di più di tutto, voglio vivere bene ed in salute con la mia famiglia".