ESCLUSIVA AF.it - Berglind Björg Þorvaldsdóttir: "Kópavogsvöllur, la mia seconda casa. Puntiamo sempre a vincere. Mi piace giocare con Elín. Avere l'Under 23 sarebbe molto positivo. Gunnar Heiðar, il mio modello. Futuro? Non ho ancora deciso"

Intervista esclusiva con Berglind Björg Þorvaldsdóttir, attaccante del Breiðablik, ex Fylkir, ÍBV, PSV e Milan, e della nazionale femminile islandese.
04.06.2021 09:32 di Mattia Giodice Twitter:    Vedi letture
Berglind Björg con le Blikar
Berglind Björg con le Blikar
© foto di Hafliði B. - Fótbolti.net

La scorsa sessione di mercato invernale, ha visto Berglind Björg Þorvaldsdóttir tornare in Italia, dopo l'esperienza all'AGSM Verona del 2017, per vestire la maglia del Milan.

L'Eyjakona ha mostrato fin da subito i suoi numeri nel "Bel Paese" e, come ci ha abituato per anni sui vari campi di Pepsi Max deild kvenna, in pochi hanno avuto la possibilità di fermarla, fatta eccezione per un avversario invisibile, ossia l'emergenza legata al COVID-19, che di fatto, ha prima rinviato, poi sospeso e, infine, concluso del tutto la stagione.

Numeri, quelli con i quali Berglind Björg va a modificare di anno in anno, nel personale tabellino, che la portano ad essere nel novero delle più grandi attaccanti del massimo campionato islandese di tutti i tempi.

Nelle ultime due annate, prima con diciannove e poi con sedici reti, ha vinto la classifica cannonieri, per una vera e propria macchina da goal, autrice di 136 reti in 188 incontri ufficiali, tralasciando coppe nazionali ed europee.

Uno score che, complici anche i ritiri di Harpa Þorsteinsdóttir e Margrét Lára Viðarsdóttir sono destinati ad aumentare anche in nazionale, dove la ventottenne sarà la prima soluzione offensiva, insieme ad Elín Metta Jensen, nell'immediato futuro.

L'estate calcistica dell'isola è partita più tardi del previsto, poi è stata fermata e ora è pronta a ripartire nuovamente. 

Berglind Björg 

La redazione di AtlanticFootball.it l'ha contattata in esclusiva, per discutere dei diversi argomenti e periodi che hanno avuto un certo impatto nella sua carriera, ricordando ciò che è stato per rendere migliore ciò che sarà.

Berglind, innanzitutto, vista l'attuale situazione di emergenza legata al COVID-19, come stai, dopo essere tornata in Islanda, e come è stato il tuo rientro in gruppo? Þorsteinn H. Halldórsson ti ha avuto presto a disposizione?

"Sto bene da quando sono tornata. Un po' strano essere tornata a casa dopo tutto ciò che è successo in Italia, ma felice di essere a casa. Da quando sono dovuta tornare in quarantena al rientro dall'Italia, sono stata in buon contatto con il nostro strength coach, su quale programma si adattasse meglio a me. Dovevamo stare attenti a non farmi infortunare, in quanto non sono stata in grado di fare molto in Italia durante il lockdown, ma con il tempo ho iniziato ad allenarmi due volte al giorno e tornare lentamente alla mia vecchia forma. Quando ho finito con la quarantena, ho iniziato ad allenarmi con la squadra ed è stato fantastico rientrare in gruppo e tornare in campo. L'obiettivo era farmi tornare in campo il prima possibile e siamo riusciti a farlo accadere, quindi ero davvero felice che Þorsteinn potesse contare su di me nella prima partita della stagione".

La tua carriera in patria è legata principalmente al Breiðablik e alla squadra della tua città, l'ÍBV, a parte un'esperienza ad Árbær, con il Fylkir. Fin da quando eri molto giovane, ti sei spostata diverse volte tra Kópavogur e Vestmannaeyjar. Non è difficile immaginare che anche altre grandi squadre islandesi ti abbiano cercata, nel corso degli anni. Cosa ti ha portato a legarti così tanto dalle parti del Kópavogsvöllur, fino a diventarne un'istituzione?

"Gioco per il Breiðablik da quando avevo dodici anni, quindi il Kópavogsvöllur è da molti anni la mia seconda casa. Nel corso degli anni sono cresciuta come giocatrice e sono sempre riuscita a fare i passi successivi e migliorare. Sia il Breiðablik che l'ÍBV hanno un posto speciale nel mio cuore e sarò sempre grata per quello che hanno fatto per me".

Non molto tempo fa, abbiamo parlato con Elísa Viðarsdóttir e le abbiamo fatto notare che ci sono dei casi anche nel calcio maschile, come tuo fratello Gunnar Heiðar Þorvaldsson, mentre Heimir Hallgrímsson ne è il più celebre e recente, in questo senso. Ma soprattutto nel calcio femminile, spesso ci confrontiamo con dei numeri oggettivi che dicono come diverse grandi giocatrici islandesi del presente e del passato sono nate a Vestmannaeyjar e/o hanno giocato all'ÍBV. Ci sono così tanti talenti naturali sull'isola? È frutto di una particolare programmazione della società?

"Posso solo parlare per me e per mio fratello ma, quando eravamo più piccoli, tutto ciò che facevi era giocare a calcio fuori tutto il giorno, tutti i giorni. Anche la maggior parte dei bambini dell'isola lo faceva, quindi immagino che l'allenamento "extra" sia ciò che ci ha reso migliori. L'ÍBV è un grande club e gioca un ruolo importante anche in questo, perché molti hanno attirato l'attenzione di altri club in giovane età".

Nonostante, però, il florido settore giovanile, e Mjólkurbikar a parte, difficilmente l'ÍBV riesce a lottare fino in fondo per la conquista del campionato. Questo fattore, secondo te, da cosa è dovuto?

"È difficile per me dirlo perché non so cosa succede ogni giorno all'ÍBV. Si spera che un giorno ci tornino".

Quanto al Breiðablik, prima che la scorsa Pepsi Max deild kvenna iniziasse, i media misero una pressione non indifferente sul Valur che, in ogni caso, riuscì a vincere il campionato, nonostante le sfide contro di voi furono molto equilibrate. È difficile dirlo quando non si vince, ma siete ugualmente soddisfatte della stagione disputata, considerando anche le buone partite in UEFA Women's Champions League? Cosa potrebbe non aver funzionato nel mantenere il titolo a Kópavogur?

"La stagione scorsa è stata una delusione per noi giocatrici e per il club. Al Breiðablik puntiamo sempre a vincere e non conquistare alcun titolo l'anno scorso è stata una delusione. Abbiamo giocato bene in UEFA Women's Champions League e questo ci ha fatto sentire meglio, rispetto a quanto fatto in Islanda, anche se non abbiamo vinto nessun titolo".

La stagione attuale, dove siete momentaneamente in testa, è, e continuerà ad essere, un po' particolare. Iniziata più tardi rispetto al previsto, ora si è nuovamente fermi, e le partite, eventualmente, sono e saranno tante e in pochi giorni. Quali sono le tue sensazioni al riguardo? Abbiamo contattato diversi esponenti del calcio femminile islandese, per darci la loro opinione sulla nuova stagione, e molti di loro ritengono che quest'anno a prevalere sarà il vostro spirito di rivalsa. Vi sentite favorite, credi che sarà nuovamente un duello tra voi e il Valur o che si inseriranno ancora altre squadre che hanno fatto un buon mercato?

"A causa di quello che sta succedendo ora, credo sia stato positivo posticipare la stagione di alcune settimane. Le squadre hanno bisogno di tempo per prepararsi alla stagione, dopo essere state in quarantena. Per quanto riguarda la stagione, quest'anno ci sono e ci saranno partite più competitive, rispetto all'anno scorso. Quindi, penso ancora che ci saranno più squadre in lotta per il titolo".

Sappiamo bene che in Islanda siete dei grandi sostenitori della Premier League. Probabilmente, non c'è un abitante islandese a cui piace il calcio che non tifi una squadra inglese. In Italia, è molto più difficile che ciò accada. Nel corso degli anni, anche per questo seguito, abbiamo definito il Breiðablik come "L'Arsenal d'Islanda", per i numerosi giocatori di talento che uscivano dal settore giovanile maschile. Tuttavia, c'è da dire che questa affermazione è ancora più accentuata nel calcio femminile. Mi vengono in mente almeno dieci giovani giocatrici che si sono affermate nel calcio, o che si stanno affermando tuttora, passate dai Blikar. Cosa c'è di speciale nel vostro settore giovanile? È una vera e propria fucina di talenti.

"Il Breiðablik è sempre stato famoso per avere un buon settore giovanile. Abbiamo molti ottimi allenatori che vogliono renderti una giocatrice migliore e una grande struttura che aiuta le giocatrici a migliorare ancora".

Proprio alla base della tua grande esperienza, quest'anno hai accanto a te una giovane promessa dal futuro assicurato, come Sveindís Jane Jónsdóttir. Di lei, si dice che ben presto diventerà una delle migliori giocatrici della nazionale islandese. Sicuramente, tu rappresenti un grande aiuto e insegnamento in questa stagione. Cosa credi debba fare, o continuare a fare, per affermarsi in modo definitivo?

"È una giocatrice davvero promettente e, se continua così, diventerà fortissima. Dipende da lei, fino a che punto vuole arrivare, e sono sicura che può andare lontano".

Quando sei arrivata in Italia nel 2017, insieme ad Arna Sif Ásgrímsdóttir, oltre all'inglese Shameeka Nikoda Fishley, che ora è allo Stjarnan, ammetto di aver pensato che il Verona avrebbe potuto lottare per le posizioni di alta classifica, ma diversi aspetti extra - calcistici non sono andati come previsto. Come siete riuscite a superare quel periodo e lasciarvelo alle spalle?

"Abbiamo fatto affidamento l'una sull'altra e ce l'abbiamo fatta insieme. Anche se la nostra esperienza non è stata quella che ci aspettavamo, ci siamo comunque divertite. Ma passare quello che abbiamo passato, ci ha solo rese più forti".

Invece, il percorso al Milan, nonostante hai potuto giocare solo cinque volte, è stato totalmente diverso, immagino. Il tuo debutto contro la Roma è stato memorabile. Prima di scendere in campo ti sei detta: "Sono Berglind Björg Þorvaldsdóttir. Entro e faccio subito vedere al Milan quello a cui i tifosi del Breiðablik sono abituati da anni", oppure credevi che sarebbe stato più difficile? La Roma era partita molto bene.

"Sono entrata in campo con lo stesso atteggiamento che porto in ogni partita che gioco e per questo sono riuscita a segnare due goal per il Milan in quella sfida e vincerla. È stata una sensazione incredibile iniziare così e questo mi ha dato più fiducia per gli incontri successivi".

È stato abbastanza divertente, quando hai dichiarato a Fótbolti.net che avresti realizzato più goal di Zlatan Ibrahimović al Milan. Prima che il COVID-19 prendesse il sopravvento, stavi vincendo questo particolare duello. Allora, viene da chiederti se puoi dichiarare che farai più goal di Thomas Mikkelsen al Breiðablik, quest'anno. È possibile? Anche se, ad onor del vero, questo è già successo due volte.

"Mi piace sfidare me stessa e dire che avrei segnato più di Zlatan era solo per scherzare, ma anche un po' seriamente, perché volevo segnare più della persona che ho ammirato per così tanti anni".

È un dato di fatto che la tua incredibile media realizzativa sia ai limiti dell'inimmaginabile. Che tipo di lavoro fa un attaccante, nel corso degli anni, per poter essere sempre al top e migliorarsi continuamente?

"Il calcio è la mia passione da quando avevo quattro anni. Ho sempre praticato il calcio quando ero più giovane e penso che questo sia ciò che mi ha resa la giocatrice che sono oggi. Anche la disciplina, il sonno, i nutrienti e tutto ciò che riguarda la salute fisica e mentale gioca un ruolo importante. Ma il fattore più importante è divertirti e goderti quello che fai. È un privilegio fare ciò che amo ogni singolo giorno, quindi è importante anche divertirsi".

Ragion per cui, credo sia inevitabile chiederti, se ci sono stati, e chi pensi siano stati, il difensore e il portiere ad averti fatto più soffrire, finora?

"La mia prima esperienza con la nazionale maggiore. Stavamo giocando contro gli Stati Uniti e abbiamo ricevuto un calcio di rigore. Hope Solo era in porta e la giovane me stava per batterlo. Hope Solo mi ha reso davvero nervosa, mi ha bloccata e sono rimasta lì, e ovviamente mi sono persa perché mi è entrata in testa. Quindi, dovrei dare il titolo a Hope Solo qui".

Al Milan hai giocato con Marta Carissimi, che in Islanda aveva fatto grandi cose e vinto un campionato con lo Stjarnan, nel 2014. In quegli anni, era una delle migliori giocatrici della nazionale italiana. Qualche volta, vi è capitato di parlare anche di calcio islandese?

"Sì, ne abbiamo parlato brevemente. Mi ha raccontato della sua esperienza in Islanda e che ha giocato con alcune delle mie migliori amiche. Le è piaciuto il suo tempo qui in Islanda, il che è stato bello sentirlo".

Più in generale, quale ricordo conservi maggiormente della tua seconda esperienza in Italia, dentro e fuori dal campo?

"Le amicizie che ho fatto e le persone che ho conosciuto, sicuramente. Non ho passato molto tempo in campo, a causa della situazione ben nota, ma mi sono goduta ogni minuto che ho avuto. Anche Milano, è una grande città e mi è piaciuta molto viverci".

In Italia, nel corso degli ultimi anni, sono arrivate tante giocatrici islandesi e straniere che giocavano in Islanda. L'ultima annata, oltre a te, ha visto protagoniste anche Andrea Mist Pálsdóttir all'Orobica e Selma Líf Hlífarsdóttir al Napoli. Che opinione ti sei fatta sul calcio femminile italiano? Dopo il Verona e il Milan sarà possibile vederti anche con una terza squadra italiana, in futuro?

"Il calcio italiano sta decisamente migliorando. Questa è stata la prima cosa che ho notato, quando sono tornata in Italia. È davvero bello vedere come sta crescendo il calcio lì. Quanto a me, non ho ancora deciso cosa fare del mio futuro, ma vedremo cosa accadrà".

Invece, c'è mai stata la possibilità di tornare al PSV in inverno, prima di accettare l'offerta del Milan?

"No. Volevo provare qualcos'altro, quindi il PSV non era un'opzione a quel punto".

Nella primavera 2019, io ero una delle 39027 persone presenti sugli spalti dell'Allianz Stadium per Juventus - Fiorentina, che ha registrato il record di presenze in una partita di calcio femminile in Italia e ho ancora i brividi ogni qualvolta ci ripenso. Solo per citarne alcuni, un record di presenze è stato registrato anche per Atlético Madrid - Barcellona, oltre che per Islanda - Germania, nelle qualificazioni ai Mondiali. Quest'anno, è successo lo stesso in un'amichevole tra il Beşiktaş e l'Atlético Madrid. Se ora il calcio femminile riesce a generare così tanto interesse e porta così tante persone in stadi importanti, perché alcuni campionati europei non sono ancora professionistici e molte partite vengono poco considerate dalle emittenti televisive, secondo te? Cosa si potrebbe fare per insistere su questo punto?

"È stato fantastico vedere il numero di spettatori crescere in questo modo, ma può sicuramente migliorare ancora. Il calcio femminile sta crescendo lentamente, ma sarebbe fantastico vedere quei numeri, come ad esempio Juventus - Fiorentina, nella maggior parte delle partite femminili di tutto il mondo. Sarebbe sicuramente un sogno che si avvera per ogni atleta donna".

Parlando di nazionale, nel nuovo secolo, l'Islanda ha fatto passi da gigante nel calcio e, probabilmente, la gente si aspettava un percorso più lungo proprio agli Europei in Olanda e una qualificazione allo scorso Mondiale in Francia. Alla base della tua esperienza, oltre a un po' di fortuna in più, secondo te cosa è mancato in quelle due sfide di settembre 2018 contro Germania e Repubblica Ceca, per ottenere l'accesso al torneo?

"È difficile dirlo adesso. Immagino che ci mancasse l'esperienza. La maggior parte delle squadre aveva giocatrici che giocavano per grandi club e avevano disputato molte partite importanti, a differenza della maggior parte delle giocatrici della nostra nazionale. Ma gli Europei sono stati sicuramente una grande delusione per tutte noi, soprattutto perché le partite che avevamo giocato prima degli Europei erano state davvero buone".

A proposito di nazionale, è iniziato un nuovo ciclo con Jón Þór Hauksson. Dove senti di poter ancora migliorare e mantenere la media realizzativa che hai nei club anche con l'Islanda? Ora che Harpa Þorsteinsdóttir e Margrét Lára Viðarsdóttir hanno appeso gli scarpini al chiodo, tu ed Elín Metta Jensen siete le giocatrici offensive di riferimento. Come ti trovi a giocare insieme a Elín Metta? Per la nazionale islandese, questo può solo essere un bene.

"Mi piace giocare con Elín. Speriamo di poter segnare molti goal per la nazionale. È un onore giocare per la tua nazione e segnare goal per l'Islanda è sempre una bella sensazione".

Uno degli argomenti più discussi ogni qualvolta si cerca di analizzare la nazionale femminile è l'introduzione ufficiale di una squadra Under 21 e/o Under 23. Dopo la Pinatar Cup, prima che il COVID-19 fermasse il calcio, Guðni Bergsson aveva annunciato che nel corso dell'anno si sarebbe finalmente giunti a un esito positivo, in questo senso. Quanti benefici può portare alle giovani calciatrici che escono dall'Under 19 e più in generale non trovi che anche la UEFA debba dare un aiuto al calcio femminile introducendo gli Europei Under 21, come accade nel calcio maschile?

"Può essere molto vantaggioso, perché il passaggio dalla nazionale Under 19 alla nazionale maggiore è troppo grande. Quindi, avere una squadra Under 23 sarebbe molto positivo".

In Islanda, tra gli sport di squadra, il calcio e la pallamano sono molto praticati e seguiti. Anche il basket ha avuto e sta avendo una notevole crescita e ci sono alcuni allenatori italiani che hanno lavorato o lavorano nella pallavolo. Come ti sei avvicinata al calcio e a che età hai iniziato? Ci sono altri sport che ti piace seguire e/o praticare?

"La mia è una grande famiglia di calciatori, sia i miei genitori che tutti i miei fratelli giocavano a calcio, quindi è quello che volevo fare. Giocavo anche a pallamano e praticavo atletica leggera, ma alla fine il calcio era nel mio cuore".

La presenza di Gunnar Heiðar quanto è stata importante nella tua crescita personale, come calciatrice e non solo? È stato molto bello vedere la tua presentazione ufficiale al PSV, con il numero di maglia che aveva avuto lui fino a poche settimane prima del suo 'ritiro'.

"È stato il mio modello per tutta la sua carriera e non avrei potuto chiedere un modello migliore. Mi ha aiutato quando ho dovuto lottare e avevo bisogno di una guida, quindi gli sono molto grata come fratello e modello".

Pensando a un giorno molto lontano, la tua idea è quella di tornare a giocare all'ÍBV?

"Ad oggi, la mia risposta sarebbe no. Ma non si sa mai cosa accadrà in futuro".

Più in generale e in conclusione, quali sono i tuoi sogni e le tue speranze per il futuro?

"Voglio continuare a crescere come giocatrice e migliorare ogni giorno. Ho obiettivi e sogni, ma cerco di non pensare troppo al futuro. Voglio essere in grado di godermi ogni minuto nel calcio e fare sempre il meglio che posso".