ESCLUSIVA AF.it - Pætur Smith Clementsen: "Nel 2016 la nazionale ha avuto un nuovo inizio. Baltic Cup buona base. La crescita del calcio feroese spiegata da molti fattori. Partita più importante con la Turchia. Calcio femminile area dove investire"

Intervista esclusiva con Pætur Smith Clementsen
29.03.2018 14:04 di Redazione AtlanticFootball.it Twitter:    Vedi letture
Clementsen, CT delle Fær Øer
Clementsen, CT delle Fær Øer

Nei meandri del movimento calcistico feroese, Pætur Smith Clementsen riveste uno dei ruoli maggiormente rilevanti. L'attuale allenatore della nazionale femminile, infatti, è anche il Direttore Tecnico della FSF. Pur essendo molto giovane, ha già una buona esperienza a livello internazionale. Ha guidato l'Under 17, è stato nel settore giovanile della formazione danese del Lyngby e dal 2016 è al timone della nazionale che lo scorso aprile ha preso parte alle tre gare nel Gruppo D del turno preliminare di qualificazione ai Mondiali di Francia 2019, dove, al Tórsvøllur di Tórshavn, sono stati conquistati nove punti contro il Lussemburgo, il Montenegro della teatina Marija Vukčević e la Turchia. Al momento, la nazionale feroese disputa la fase finale del girone di qualificazione, inserita nel Gruppo 5, insieme all'Islanda di Freyr Alexandersson e alla Slovenia di Mateja Zver, ex Þór/KA, oltre a Repubblica Ceca e Germania.

Proprio a margine dell'ennesima sfida contro le "Stelpurnar Okkar" di martedì 10 aprile, con le venti convocate del CT diramate martedì (CLICCA QUI), e dopo aver ascoltato anche capitan Rannvá Biskopstø Andreasen (CLICCA QUI), la redazione di AtlanticFootball.it l'ha contattato in esclusiva per addentrarci nello specifico su una nazionale che tanto bene ha fatto negli ultimi anni e con tutta l'intenzione della FSF di accrescere sempre più il livello delle giocatrici.

Sei alla guida della nazionale femminile feroese dalla Baltic Cup 2016 in Lettonia. Da quel giorno, avete ottenuto cinque vittorie e due pareggi su dodici partite disputate. Hai cambiato qualcosa nell’aspetto tattico, rispetto alla precedente nazionale di Jón Pauli Olsen?

"Nel 2016 la nazionale femminile ha avuto un nuovo inizio. Dopo essere stata eliminata dal girone preliminare di qualificazione nell'aprile 2015, la squadra non aveva giocato nessuna partita. Abbiamo iniziato preparandoci per la Baltic Cup e abbiamo provato a giocare con il 4-4-2, in modo da avere maggior possesso della palla e creare più possibilità di prima. Ovviamente, questo è sempre adattato all'avversario, quindi ultimamente siamo passati di nuovo al 4-5-1, in quanto le squadre avversarie sono più forti".

Proprio nella Baltic Cup 2016, avete ben figurato. Il pareggio contro l’Estonia e le vittorie contro la Lituania e la Lettonia avevano fatto presagire in noi che qualcosa stesse per cambiare. Pensi che i risultati ottenuti lo scorso aprile contro il Lussemburgo, il Montenegro e la Turchia siano una naturale conseguenza del lavoro che avevate svolto precedentemente?

"Sì, i risultati in Baltic Cup sono stati una buona base per continuare a costruire la squadra, ma abbiamo giocato anche due amichevoli in Lussemburgo a novembre 2016, perdendo 2-1 e ottenendo un pareggio per 1-1, quindi anche questa è stata una sveglia, sapevamo che se avessimo voluto avere la possibilità di qualificarci nell'aprile 2017, dovevamo migliorare drasticamente. Abbiamo portato queste esperienze con noi nella preparazione del girone preliminare".

Nelle partite del turno preliminare di qualificazione ai Mondiali hai utilizzato sempre un 4-4-2, mentre nelle ultime partite del girone finale hai schierato anche la difesa a 5. Questo è dovuto alle caratteristiche tecniche delle avversarie o pensi che in determinate partite la tua squadra si esprima meglio con cinque difensori? Tra l’altro, è un modulo che ha utilizzato recentemente anche la nazionale maschile feroese di Lars Christian Olsen.

"Come accennavo prima, siamo stati costretti a giocare più difensivi in quanto gli avversari diventavano sempre più forti. Abbiamo giocato con 5 difensori solo contro la Germania, tutte le altre partite le abbiamo giocate con il 4-5-1".

Il calcio alle Fær Øer è in continua crescita. I bambini e le bambine feroesi nel 2018 crescono con dei modelli da seguire anche nella vostra nazione, senza per forza guardare ai campionati esteri. Jóan Símun Edmundsson per i bambini, Heidi Sevdal per le bambine ecc. Quale pensi possa essere la chiave che racchiuda i successi ottenuti negli ultimi anni?

"La crescita del calcio feroese può essere spiegata da molti vari fattori. I club stanno facendo un buon lavoro nel reclutare e dare ai bambini buone strutture per giocare. Gli allenatori hanno l'opportunità di prendere l'istruzione degli allenatori approvata dalla UEFA, che è anche uno dei principali contributori allo sviluppo. Naturalmente, i modelli, come i giocatori delle squadre nazionali, maschili e femminili, svolgono un ruolo nei sogni dei bambini di diventare un calciatore, quindi i loro ruoli non devono essere sottovalutati".

Contro la Slovenia avete disputato una buona partita rispetto alle precedenti, ma soprattutto un grande secondo tempo. In quella occasione hai fatto debuttare in nazionale maggiore Rebekka Fjallsá Benbakoura, mentre aveva già esordito precedentemente Sarita Maria Mittfoss. Loro sono sicuramente due delle migliori giovani calciatrici feroesi. In futuro, hai in mente di portare altre giocatrici dell’Under 19 in nazionale maggiore?

"Dato che al momento non ci sono molte giocatrici più grandi, solo 350 giocatrici over in totale, passiamo all'avere qualche giovane giocatrice nella squadra di volta in volta. Entrambe le giocatrici che avete citato hanno giocato nella squadra e sono giocatrici per il futuro".

Per le più giovani quanto è stata importante l’esperienza e il talento di due giocatrici come Súsanna Maria Hansen e Rannvá Biskopstø Andreasen? È più semplice lanciare le nuove leve con l’aiuto di loro due?

"È positivo per le dinamiche della squadra avere gruppi di età misti, quindi siamo felici che le giocatrici più 'vecchie' continuino a giocare, in modo che possano aiutare le giocatrici più giovani ad adattarsi alla squadra".

La Germania sta attraversando un momento difficile che ha portato anche all’esonero di Stephanie Ann Jones. Tuttavia, contro di loro avete giocato la partita più importante nella storia del calcio femminile feroese. Com’era l’umore delle giocatrici nelle ore precedenti? Hai detto a loro qualcosa di particolare prima del calcio d’inizio?

"Non so se è stata la partita più importante della storia - probabilmente la partita contro la Turchia ad aprile è stata la gara più importante. Ma la partita contro la Germania è stata una grande esperienza per le giocatrici ed erano molto entusiaste ad avere l'opportunità di giocare contro una delle migliori squadre del mondo. Il messaggio principale di noi allenatori era quello di ricordare di godere dell'esperienza, che ci sono pochissime giocatrici che sono abbastanza fortunate da poterlo fare".

I risultati nel girone finale di qualificazione ai Mondiali non sono stati incoraggianti, ma questo non può cancellare quanto avete fatto precedentemente e quanto il calcio feroese stia crescendo, sia al maschile sia al femminile. Secondo te, potrebbe essere utile disputare dei Tornei come la Cyprus Cup, la Turkish Cup o tornare a giocare l’Algarve Cup, come fanno altre nazionali nel mese di marzo?

"Naturalmente, vorremmo giocare più partite internazionali, ma questa è sempre una questione di costi e priorità. Per noi è costoso viaggiare all'estero, quindi almeno fino ad ora non siamo stati in grado di giocare più partite internazionali di quello che stiamo facendo nel girone di qualificazione".

Recentemente abbiamo intervistato proprio Rannvá Biskopstø Andreasen e ci diceva che la prima nazionale dove aveva giocato lei era molto forte e che giocatrici come Lív Finnbogadóttir Arge, Eyðvør Klakstein, Olga Kristina Hansen e Ásla Johannesen è giusto che giochino all’estero perché possono aiutare nella crescita del movimento calcistico femminile. Secondo te, quali sono le differenze principali tra le nazionali del passato e quella attuale con te al timone? Per voi è un orgoglio quando le vostre giocatrici vengono cercate all’estero o diventa preoccupante perché le migliori lasciano la Betri Deildin?

"Per essere onesti, non ho seguito da vicino la nazionale prima di diventare commissario tecnico, quindi è difficile per me confrontare questa squadra con le squadre del passato. Per quanto riguarda le giocatrici che vanno all'estero, vedo questo come un vantaggio per la squadra nazionale perché le giocatrici si allenano e giocano regolarmente ad un livello più alto. Naturalmente, può avere effetto sulla Betri Deildin, ma speriamo che altre giocatrici più giovani abbiano la possibilità di giocare in campionato, il che è una situazione positiva".

A tal proposito, è iniziata la nuova stagione. Si tratta della prima con uno sponsor ufficiale (Betri) e ciò comporta nuovi incentivi per le squadre. Come giudichi questo nuovo ingresso e chi pensi possa vincere il campionato? Il KÍ tornerà a trionfare o si ripeterà l’EBS/Skála?

"Decisamente positivo ottenere uno sponsor per la massima divisione, e questo è un segnale molto buono per le giocatrici più giovani, che la federazione calcistica stia dando priorità al calcio femminile. Per quanto riguarda le favorite per il campionato, è difficile indicare una favorita in questa fase, ma ci sono diverse squadre che sembrano forti. Come sembra ora, sarà tra il KÍ, l'EB/ST/Skála e l'HB".

Qual è la tua opinione sull’HB e cosa manca a loro per poter essere allo stesso livello del KÍ e dell’EBS/Skála? Come rosa, ci sembra una buona squadra considerando che possono fare affidamento su Heidi Sevdal e Milja Reinert Simonsen, ad esempio.

"L'HB ha un paio di nuove giocatrici e le altre giocatrici hanno acquisito più esperienza con la prima squadra in campionato. Quindi sono entusiasta di vedere fino a che punto l'HB può arrivare quest'anno".

Avete ricevuto la visita di Jesús Gutiérrez nell’ultimo periodo, ex allenatore delle giovanili del Real Madrid, che ha diretto anche alcuni allenamenti alle più giovani. Hai avuto modo di incontrarlo e parlare con lui? Vi ha insegnato qualcosa di nuovo, lui che proviene da un calcio diverso rispetto al nord europeo?

"Abbiamo ricevuto una visita da Jesús Gutiérrez 'Guti', un allenatore spagnolo. Ha assistito alla conferenza annuale di base, alla quale hanno partecipato 100 allenatori ed è stato un grande successo. Lui è stato una fonte di ispirazione e gli allenatori erano felici".

Il nostro sito si occupa anche di calcio islandese e groenlandese. Voi avete affrontato recentemente l’Islanda e la affronterete ancora ad inizio aprile. Cosa pensi della nazionale islandese e del loro commissario tecnico Freyr Alexandersson?

"Il calcio islandese è una sorta di modello per noi, dato che hanno operato bene per molti anni, pur essendo un piccolo paese. La loro squadra femminile è ai primi posti in Europa e la prossima partita sarà estremamente difficile. Vado molto d'accordo con Freyr e lui è un allenatore molto competente e una brava persona".

Cosa ci puoi dire, invece, sulle tue esperienze prima di prendere il comando della nazionale femminile feroese?

"Ho lavorato come allenatore giovanile in diversi club feroesi, oltre a lavorare con le giovani squadre nazionali dal 1999. Sono stato allenatore della nazionale Under 17 dal 2005 al 2009, prima di trasferirmi a Copenaghen per studiare. Mentre studiavo per il mio Master in Psicologia dello Sport e degli Esercizi presso l'Università di Copenaghen, ho lavorato come allenatore nel settore giovanile per il club danese del Lyngby. Nel 2016, sono stato nominato Direttore Tecnico della federazione calcistica delle Fær Øer e ho iniziato con la squadra femminile allo stesso tempo".

Con le nuove regole di qualificazione agli Europei e ai Mondiali, più la crescita del movimento calcistico feroese, è lecito sognare una qualificazione della nazionale, maschile o femminile, per un grande Torneo entro il 2030? Cosa manca, secondo te, per compiere questo ulteriore passo?

"Nel nostro paese, il calcio maschile e femminile sono in fasi di sviluppo molto diverse. Il calcio maschile ha fatto grandi progressi negli ultimi 20 anni e ora riusciamo ad ottenere punti regolarmente e siamo in attesa della prossima UEFA Nations League, che è probabilmente la nostra più grande chance di sempre di qualificarci per la fase finale di un Torneo, con la nazionale maschile A. Per quanto riguarda il calcio femminile, è stato avviato alle Fær Øer nel 1985, quindi è molto giovane e naturalmente meno sviluppato del calcio maschile. In breve, ci sono due cose principali che dobbiamo sviluppare. Da una parte, abbiamo bisogno di rafforzare la nazionale A, producendo giocatrici d'élite e dando loro esperienze nel giocare partite internazionali di alto livello. D'altra parte, abbiamo bisogno di far crescere l'intero spettro del calcio femminile, in particolare aumentando il numero di giocatrici. Questa è un'area su cui investiremo nei prossimi anni, dove l'obiettivo è quello di coinvolgere più ragazze nel calcio e mantenerle nel gioco il più a lungo possibile. Offrire buone condizioni nei club e avere squadre giovanili con attività regolari è la chiave per sviluppare le giocatrici della squadra nazionale per il futuro, che possono portare il calcio femminile feroese ad un livello successivo".