ESCLUSIVA AF.it - Jóannes Jakobsen: "Con l'Austria il test più grande. Avevo incontrato Lars Olsen già nel 1988. Ora abbiamo giocatori che vivono di calcio. UNL? Ogni squadra ha le sue possibilità. I vichinghi ispirazione per il popolo feroese"

Intervista esclusiva con Jóannes Jakobsen
31.03.2018 14:33 di Redazione AtlanticFootball.it Twitter:    Vedi letture
Jakobsen con la nazionale
Jakobsen con la nazionale

Uno degli uomini più influenti all'interno del movimento calcistico feroese è sicuramente Jóannes Jakobsen. Nato il 25 agosto 1961, è stato il capitano della nazionale anche in quella magica serata di settembre contro l'Austria, nelle qualificazioni agli Europei del 1992. I "ragazzi di Landskrona", per altro guidati dall'islandese Páll Hagbert Guðlaugsson, sono considerati dei veri e propri eroi nell'arcipelago. Non importa l'età che si ha. Nonni, figli e nipoti sanno di cosa si parla. Ora, il calcio feroese naviga in buone acque, le gare casalinghe si giocano in un vero e proprio gioiellino situato nella capitale, ossia il Tórsvøllur, e Jóannes Jakobsen ne è il testimone come a quei tempi. Infatti, da quando il danese Lars Christian Olsen è stato nominato commissario tecnico, lui è il suo assistente.

La redazione di AtlanticFootball.it l'ha contattato in esclusiva per farci raccontare nello specifico la crescita della nazionale feringia, partendo proprio dagli albori di quei giorni pre - autunnali fino ad oggi, dove si ha la grande possibilità di conquistare un incredibile risultato nella nuova UEFA Nations League.

Prima di tutto, è un onore per noi poter ospitare sul nostro sito il capitano della nazionale feroese nella memorabile vittoria contro l’Austria, per le qualificazioni agli Europei del 1992. Sono passati quasi ventotto anni da quel giorno in Svezia e molte volte abbiamo ascoltato le sensazioni di tutti voi nel post - partita. Tuttavia, com’era l’umore nello spogliatoio prima del match? Tra voi ex giocatori ne parlate ancora quando vi incontrate?

"Quello è stato il test più grande per tutti noi. Prima, le Fær Øer avevano incontrato solo piccole 'nazioni', quindi quello è stato il 'big bang'. Un gruppo di pescatori, carpentieri e 'cacciatori di pulcinelle di mare', così il giornale danese aveva usato chiamarci, vicino alla realtà! Nessuno aveva il calcio come rendita, eravamo dilettanti a tempo pieno, allenandoci tre volte a settimana per sette mesi all'anno. Dilettanti? Sì! ma non nel nostro cuore! Nello spogliatoio prima della partita c'era più silenzio, poi io ero abituato. Tutti i giocatori cercano di trovare la loro forza interiore per avvantaggiare la squadra. Forse alcuni giocatori erano nervosi perché nessuno poteva sapere cosa stesse per succedere. Il commissario tecnico Páll Hagbert Guðlaugsson aveva tenuto un discorso motivazionale prima di entrare in campo a Landskrona. La nazionale autonoma stava per giocare. Il resto è storia! Abbiamo continuato a giocare tutte le partite casalinghe a Landskrona, in Svezia. Non avevamo campi in erba, giocavamo su dei terreni in erba artificiale alle Fær Øer, perché le condizioni meteorologiche non erano buone per un'erba vera e non lo sono ancora. Ora giochiamo a casa nostra, a Tórshavn, su un campo sintetico ufficiale! Se vivi in un piccolo paese come le Fær Øer, 50000 abitanti, incontrerai regolarmente alcuni dei giocatori con cui hai trascorso del tempo a Landskrona e in altri luoghi. Non ne parliamo molto, qualche piccolo sorriso, e poi tutti sappiamo a cosa stiamo pensando. Non parla chi ha fatto la storia, è la storia a farlo per loro".

Il 1992 è stato l’anno in cui la Danimarca ha vinto gli Europei da ripescata. Quella nazionale era nel vostro stesso girone di qualificazione e uno dei giocatori chiave era Lars Christian Olsen. Oggi lavorate insieme nella nazionale feroese, tu come vice - allenatore e lui come commissario tecnico. Com’è stato per te ritrovarlo in panchina e come è strutturato il vostro lavoro nei giorni in cui vi radunate per le partite della nazionale?

"Ho incontrato Lars Olsen per la prima volta nel 1988, quando il Brøndby ha giocato un'amichevole contro il mio club dell'HB al Gundadalur di Tórshavn, entrambi eravamo capitani. La seconda volta è stata nel 1990, all'Idrætsparken di Copenaghen e davanti a 40000 spettatori, finì 4-1 e anche lì eravamo entrambi capitani. La terza volta, in un'intervista, dopo che Lars Olsen era stato nominato come allenatore della nazionale delle Fær Øer. Lui era ed è il "capo allenatore" e aveva bisogno di qualcuno che muovesse la sua 'testa' nella giusta direzione (ride, ndr) così sono diventato l'assistente. Quindi ora sono nella stessa barca, strano! Finora, abbiamo lavorato bene insieme e mi piace pensare che siamo stati una piccola parte dei progressi che abbiamo visto negli ultimi anni. I risultati sono stati buoni, anche per essere una piccola nazione, e il modo in cui la nazionale sta giocando è accettabile. Ma sento che possiamo fare ancora meglio con questa squadra. Siamo dotati di buoni giocatori e nella mia mente, senza alcun dubbio, possono arrivare ad un livello ancora più alto. Lars vive in Danimarca, ma è un visitatore abituale qui per le partite. Solitamente fa tre viaggi. Altrimenti, parliamo al telefono di problemi che sorgono improvvisamente. Durante le partite e nella fase di preparazione siamo in perfetto ritmo, quindi sappiamo cosa fare separatamente e insieme".

Negli ultimi anni avete raggiunto spesso degli ottimi risultati, come nazionale. Le due vittorie contro la Grecia e soprattutto il recente record di punti nel girone di qualificazione ai Mondiali. Cosa è cambiato alle Fær Øer da quando giocavi a calcio tu, Jens Martin Knudsen e Torkil Nielsen ad oggi, con i vari Jóan Símun Edmundsson, Gilli Rólantsson Sørensen e Hallur Hansson?

"I 'giocatori di Landskrona' erano tutti dilettanti. Ma hanno fatto una dichiarazione importante per i giocatori che stavano nascendo: 'Dove c'è una volontà, c'è la via!'. Questo è stato un risultato 'contro ogni previsione'! Forse questo ha fatto sì che alcuni dei nostri giovani iniziassero a credere: 'Un giorno farò parte di una buona squadra vincente?' Oggi abbiamo giocatori che hanno il calcio come mezzo per poter vivere, non in Premier League, Bundesliga e altro, ma la metà della nostra squadra vive di calcio. Ciò ha dato alla nazionale un altro aspetto del nostro gioco. Il calcio è una routine quotidiana. Giocare in un Torneo migliore, rispetto al nostro. Giocare più partite, ad un livello superiore. Trasferirsi in un altro paese li renderà più forti mentalmente e crescerà l'autostima. Il resto, stanno ancora pescando e catturando pulcinelle di mare (ride, ndr)".

Da quando la nazionale feroese disputa le gare di qualificazioni a Europei e Mondiali, qual è stata la vittoria che ricordi con maggior piacere, Austria a parte, così come quella con le varie squadre di club dove hai giocato?

"Entrambe le partite contro la Grecia risaltano agli occhi sicuramente, non solo per l'1-0 o il 2-1, ma per le prestazioni. Non sono state botte di fortuna, non c'era fortuna. Nella partita vinta per 1-0 in Grecia, abbiamo dovuto riprendere il lavoro di falegnameria in campo e altre possibilità di speculare sul risultato. Nel complesso, una fantastica prestazione da parte dei giocatori. Vittoria meritata! Mesi dopo, la Grecia arrivò alle nostre bellissime isole, diciotto, per la rivincita, questa volta. Una prestazione ancora migliore da parte dei giocatori. Ancora una vittoria meritata per 2-1, in una giornata soleggiata di giugno. Gli spettatori hanno trascorso un momento meraviglioso, non solo il risultato, anche per il modo in cui i ragazzi stavano giocando e facendo finta di niente. Questo risultato e il modo in cui stavamo giocando sarà uno dei più "spiccati", come la partita contro l'Austria. Potresti discutere - che è più rilevante vincere fuori casa? Potresti avere ragione! Ma per una nazione piccola come le Fær Øer è incredibile vincere due volte contro una squadra di prima fascia, inaudito! Ovviamente, sappiamo che la Grecia ha avuto un brutto periodo durante le qualificazioni. La vittoria in trasferta contro la Lettonia per 2-0 è stata di buon feeling. È raro che riusciamo a vincere lontani da casa, quindi siamo felici quando ne conquistiamo una. Lo scontro con Andorra dello scorso anno è stato strano. All'improvviso siamo i favoriti, grandi favoriti. Strana situazione per i pesciolini. Tutti fecero bene. Un duro successo per 1-0. Vittoria immensamente importante per le Fær Øer".

Lo scorso anno, i ragazzi dell’Under 17 di Áki Johansen hanno centrato la prima storica qualificazione agli Europei in Croazia e diversi giovani si sono messi in mostra. Anche l’Under 21 di Eli Hentze sta ben figurando. Voi che lavorate nella nazionale maggiore come vedete la crescita di questi talenti? Alcuni ragazzi come Jákup Ludvig Thomsen e Meinhard Egilsson Olsen potrebbero essere considerati nelle convocazioni del prossimo biennio?

"È stato un risultato fantastico. E ci aspettiamo ancora di più (ride, ndr). Ciò che dite solleva anche alcune domande: Quanti di questi giocatori raggiungeranno la nazionale A? Quanti andranno a giocare e vivere all'estero? Il piccolo fratellino di Jóan Símun Edmundsson, Andrias, che gioca nel Sunderland, e gli altri, come riusciranno a gestire il loro successo? Come manipoleranno questa buona situazione? Speriamo che siano pronti ad andare oltre! E non dormire nella loro bellezza. Teniamo d'occhio i nostri giocatori dell'Under 21. Se sentiamo che un giocatore è vicino agli undici di partenza, lo rafforziamo per Eli Hentze. Ma non ha senso portare un giocatore dall'Under 21 per farlo sedere in panchina, quando può guadagnare esperienza giocando con i suoi coetanei. L'Under 21 è la fase di preparazione che fa arrivare in alto un giocatore. Nella nostra mente abbiamo diversi giocatori dell'Under 21. Il giorno in cui saliranno il mondo, potrebbe essere ai loro piedi".

In questo mese avete disputato due amichevoli contro la Lettonia e il Liechtenstein, ma l’appuntamento che tutti aspettano e la UEFA Nations League. Come giudicate il sorteggio con il Kosovo, l’Azerbaigian e Malta? L’obiettivo di raggiungere il primo posto può essere realistico, secondo te?

"Sì, abbiamo giocato contro la Lettonia pareggiando 1-1, dopo l'1-0 del primo tempo, e abbiamo vinto 3-0 contro il Liechtenstein, sempre dopo un 1-0 nella prima frazione. Siamo soddisfatti di questo Training Camp. Abbiamo provato un po' di combinazioni diverse, che sono venute bene! Sul resto, sono soprattutto felice per il Kosovo. Sappiamo tutti quanto ne hanno sofferto, quindi sono contento che facciano parte della 'famiglia'. Non vedo l'ora di visitare il Kosovo. Potrebbero essere la squadra più forte del nostro gruppo, anche se sono stati collocati nel fondo. Abbiamo giocato contro il Kosovo in un'amichevole persa per 2-0, dove loro furono molto meglio di noi quel giorno. La maggior parte dice che l'Azerbaigian è il favorito. Dove lasciamo Malta e le Fær Øer? Penso che ogni squadra abbia le sue possibilità, così anche noi!".

Per le due amichevoli a Marbella, in Spagna, è stato convocato anche Gunnar Vatnhamar, fratello di Sølvi. Può essere un giocatore convocabile per le sfide in UEFA Nations League? Mentre, Fróði Benjaminsen sarà ancora a vostra disposizione per raggiungere le 100 presenze in nazionale maggiore?

"Abbiamo una lista di trentadue giocatori tra cui Gunnar Vatnhamar. Fróði Benjaminsen ha appena iniziato a giocare, quindi può anche essere un'opzione. Anche alcuni dell'Under 21 potrebbero esserci, ne saprete di più. La maggior parte della squadra è composta da giovani giocatori, quindi nessuno cadrà per questo, a patto che continuino a fare bene!".

La nazionale islandese ha aspettato tanti anni per qualificarsi a Europei e Mondiali. Secondo te, quanto e cosa manca ancora alla nazionale feroese per raggiungere gli stessi risultati dei colleghi islandesi?

"I vichinghi sono stati fonte di grande ispirazione per il popolo feroese che ama il calcio. L'Islanda è, al momento, molto davanti a noi. Tutti i giocatori della loro nazionale giocano all'estero e alcuni giocano settimanalmente ad alto livello. Il giorno in cui tutti i giocatori giocheranno all'estero, allora potremo iniziare a parlare. Detto questo, penso che se tutto andrà per il verso giusto in un girone di qualificazione, chissà. Certo, dobbiamo essere fortunati con il sorteggio, dobbiamo essere fortunati in alcune partite e dobbiamo giocare con grande cuore e intelligenza, allora questo si potrebbe fare!".

Da due giornate è iniziata la Betri Deildin 2018. Il Víkingur vincerà nuovamente il campionato o pensi che adesso toccherà gioire ad altre squadre?

"Sarà molto difficile per il Víkingur vincere il campionato. Hanno perso un sacco di giocatori d'esperienza, quindi devono trovare le soluzioni nei giovani. Questo è un buon modo per farlo, ma no.. Il KÍ e l'NSÍ sono favoriti, anche se poi non di molto".

Oltre alla Betri Deildin è iniziata anche la 1. deild. Spesso si dice che non sia dello stesso livello della massima divisione perché ci sono molte seconde squadre. Invece può essere considerata come una buona risorsa dove far crescere i giovani da lanciare in prima squadra. Qual è la tua opinione proprio sulla 1. deild e anche sulla 2. deild?

"La mia opinione generale a riguardo è che bisognerebbe formare una Betri Deildin ad 8 squadre, che giocano quattro volte l'una contro l'altra, una Betri Deildin Riserve con 8 squadre che disputano un Torneo in cui i giovani giocatori giocano con altri giocatori di riserva, ma di esperienza. Queste partite, da giocare dopo la Betri Deildin, quindi i giocatori che hanno giocato solo per 20 minuti, possono giocare 90 minuti. Gli avversari sono gli stessi della Betri Deildin. Poi ci può stare la 2. deild, con partite dove ci si gioca la promozione, come è adesso".

Oltre al calcio, sappiamo che sei anche un grande appassionato di musica e conosciamo bene le tue canzoni. In caso di un grande risultato della nazionale feroese in UEFA Nations League, saresti disposto a scrivere una canzone celebrativa sugli Europei del 2020?

"Una risposta molto semplice e corta. SÌ!".

Avete ricevuto recentemente la visita di Guti, ex allenatore delle giovanili del Real Madrid, che ha diretto anche alcuni allenamenti ai più giovani. Hai avuto modo di incontrarlo e parlare con lui? Vi ha insegnato qualcosa di nuovo, lui che proviene da un calcio diverso rispetto al nord europeo?

"Purtroppo no, non ho avuto il piacere di incontrarlo perché io ero fuori a pescare in mare (ride, ndr)".

Alle Fær Øer com’è visto il calcio italiano? Quando ne hai l’opportunità, ti piace seguire la Serie A?

"In assoluto, il mio campionato preferito è la Premier League, poi al secondo posto metto La Liga e al terzo la Serie A".

In futuro, vorresti continuare il tuo lavoro all’interno della FSF o ti piacerebbe fare anche altre esperienze?

"Sì, mi piacerebbe, ma si sa che le cose accadono velocemente nel calcio!".