ESCLUSIVA AF.it - Doris Bačić: "I croati amano l'Islanda. Einherji? Bellissima esperienza. Juventus? La cosa più importante che mi sia successa. Mai dubitato con quale nazionale giocare. Spero di poter essere un punto di riferimento in futuro"

Intervista esclusiva con Doris Bačić, ex portiere dell'Einherji, attualmente in forza alla Juventus Women
09.01.2019 20:00 di Mattia Giodice Twitter:    Vedi letture
Doris in Völsungur - Einherji
Doris in Völsungur - Einherji

Nel corso delle ultime due stagioni, come raccontato più volte, il calcio femminile italiano ha iniziato ad avere un legame sempre più forte con la Pepsideild kvenna e non solo. Diverse calciatrici islandesi e straniere che militavano nei vari club dell'isola, Inkassodeild kvenna e 2. deild kvenna comprese, hanno scelto proprio il "Bel Paese" per proseguire le loro carriere.

Connessione particolare stabilita con la costa est. Una zona che, nonostante la sua posizione geografica, riesce ugualmente a produrre talenti in ambito maschile e femminile, segno che la strada per arrivare a competere con le big dell'ovest è quella giusta.

A fare da apripista è stata l'ala britannica Shameeka Nikoda Fishley, trasferitasi lo scorso anno dal Sindri all'AGSM Verona, ora al Sassuolo giunta dall'ÍBV, seguita dalla tedesca Jenny Eva Bitzer, proveniente dalle inglesi del Durham Women, ma precedentemente tesserata sempre dalla società di Höfn í Hornafirði, e la giamaicana Allyson Renee Swaby, ex KFF/Höttur/Leiknir F., che hanno raggiunto Kristrún Rut Antonsdóttir, ex Chieti, all'AS Roma Women.

Costa est che ha visto protagonista anche l'estremo difensore croato Doris Bačić, classe 1995 ed elemento di maggior spicco della sua nazionale.

Doris, infatti, nella primavera del 2017 è approdata nell'Austfirðir, dove ha indossato la maglia dell'Einherji, società di Vopnafjörður. Per lei, una stagione in 2. deild kvenna, in cui ha collezionato quattordici gettoni e ai quali se ne aggiungono due in Mjólkubikar kvenna, ancora con la precedente denominazione "Borgunarbikar kvenna".

L'Austfirðir è una delle regioni più incantevoli dell'isola e qui ha vissuto una delle esperienze più affascinanti nella sua vita, professionale e non, che l'hanno portata a visitare ben otto Paesi.

Successivamente, si è trasferita a Bruxelles, una metropoli messa al confronto con Vopnafjörður, indossando la maglia dell'Anderlecht e sollevando il trofeo di campionessa della Super League Vrouwenvoetbal.

Lo scorso luglio, il passaggio in Italia, a Torino, nella Juventus Women che, al primo tentativo, aveva già conquistato il titolo in Serie A, e lei è andata, così, a rinforzare il reparto che comprendeva già Laura Giuliani e Federica Russo.

La redazione di AtlanticFootball.it l'ha contattata in esclusiva per addentrarci ancor di più nei primi mesi vissuti sotto la Mole, facendo anche un passo indietro su ciò che è stato degli anni precedenti, tra il periodo in Islanda e gli inizi della sua carriera.

Doris, dalla tua Croazia all'Islanda, passando per Bosnia ed Erzegovina, Inghilterra, Svezia e Germania. Successivamente Belgio e, attualmente, in Italia. Finora, nonostante la giovane età, hai viaggiato molto e visitato diversi Paesi con stili e culture differenti. Quali sono i tuoi migliori ricordi e cosa pensi di aver imparato da ognuna di queste avventure, dentro e fuori dal campo?

"Ho giocato in tutti questi paesi, anche se in Germania sono stata solo un mese perché non siamo riusciti a trovare un accordo per un eventuale contratto. In Inghilterra, invece, non ho potuto ottenere un permesso di lavoro. In tutte le altre nazioni, ho avuto modo di fare molta esperienza e ho bellissimi ricordi, specialmente dell’Islanda dove i paesaggi che ho visto sono semplicemente meravigliosi e non si possono trovare altrove. Giocare con il Rosengård, in Svezia, mi ha aiutato moltissimo a livello calcistico, lo stesso vale per la Bosnia dove i miei allenatori hanno creduto in me sin da quando ero molto giovane. Ho fatto belle esperienze e ho visto luoghi incantevoli in ogni nazione in cui ho giocato".

Come dicevamo, nonostante la tua giovane età, hai già una buona esperienza internazionale avendo debuttato con la maglia della nazionale maggiore croata a soli sedici anni. Cosa ricordi di quel giorno e cosa hai provato quando hai saputo di dover difendere la porta del tuo Paese in età adolescenziale?

"Ho fatto la prima apparizione nella nazionale croata quando avevo sedici anni, giocando contro l’Olanda negli ultimi minuti della partita, sicuramente i più importanti della mia carriera calcistica. Per questo devo ringraziare il mio allenatore di quel periodo, Dean Klafurić, che ha riposto in me moltissima fiducia permettendomi di partecipare a quella competizione. Sicuramente, in parte, devo a lui molto della mia carriera calcistica e la presenza nella nazionale croata".

Più in generale, come è nata la tua passione per il calcio? Sei sempre stata in porta o da piccola hai occupato anche altri ruoli?

"Ho cominciato a tirare calci al pallone nel luogo in cui sono nata, Neum, una città della Bosnia ed Erzegovina vicina al confine con la Croazia e a maggioranza croata. All’epoca si poteva giocare solo a calcio. Inizialmente, rivestivo il ruolo di attaccante. Un giorno, però, durante un allenamento in cui mancava un portiere, l’allenatore mi ha messa in porta, e lì son rimasta fino ad oggi".

In Islanda, così come nelle nazioni in cui hai giocato, Italia compresa, il calcio femminile ha già avuto o sta iniziando ad avere un impatto sempre più significativo negli occhi della gente, dei media e, ovviamente, dei vari addetti ai lavori. Com'è la situazione del movimento calcistico femminile nei Balcani, in particolare in Croazia?

"In Islanda, negli ultimi anni, son stati fatti molti progressi per quanto riguarda il calcio femminile, così come in Italia. La nazionale islandese sta avendo molti successi e son sempre di più le calciatrici capaci. Nel Rosengård, ho avuto modo di giocare con Sara Björk (Gunnarsdóttir, ndr), una delle personalità più interessanti e stimolanti con cui abbia avuto a che fare. Forse, in Islanda la gente ha più considerazione e consapevolezza di questo sport, rispetto alla Croazia. Ad ogni modo, anche nel mio paese stiamo facendo passi avanti, forse ancora non allo stesso livello dell’Italia e dell’Islanda, ma credo che comunque saremo in grado di arrivarci molto presto. Da quando la Croazia è arrivata seconda ai Mondiali di calcio maschili, c’è molto più interesse per questo sport. Spero che quest’anno ci possano essere interessanti sviluppi in questa direzione".

Come dicevi, sei nata a Neum, cittadina bosniaca non molto distante dalla Croazia, e di conseguenza hai avuto l'opportunità di scegliere con quale nazionale giocare. Hai mai avuto il pensiero di giocare con la nazionale bosniaca, se ti è stato chiesto di giocare per la Bosnia ed Erzegovina, oppure ti sei sempre sentita croata?

"Vengo da Neum, una città della Bosnia in cui vivono moltissimi croati, praticamente il cento per cento dei residenti. Abbiamo, così, anche la cittadinanza croata. Non ho mai dubitato un secondo su quale nazionale scegliere per giocare, perché mi sento croata e ho fatto mia questa nazionalità dal primo momento, anche se ho comunque moltissimo rispetto per la Bosnia e la loro nazionale femminile".

Croazia che, in qualche modo, è legata all'Islanda, soprattutto negli ultimi anni. Tra calcio maschile e femminile, diversi/e croati/e sono giunti/e sull'isola e le due nazionali maschili di calcio e pallamano si sono affrontate più volte. Come è vista l'Islanda e la sua repentina crescita in Croazia?

"I croati amano moltissimo l'Islanda perché è stata la prima nazione ad accettare l’Indipendenza della Croazia. Li rispettiamo e stimiamo moltissimo. Seguiamo anche il calcio e la pallamano islandese. In Croazia, in passato, era la pallamano lo sport più importante, adesso invece lo è il calcio. Ma credo che lentamente riusciremo nuovamente a batterli in questo ambito".

Nel 2017, il destino ti ha portato sulla costa est islandese, dove hai disputato una stagione in 2. deild kvenna con l'Einherji, società di Vopnafjörður. Come è nato quel trasferimento e cosa ci puoi raccontare di quella esperienza in uno dei posti più belli dell'isola?

"Mi ero infortunata per un periodo e mi è capitata l’occasione di andare in Islanda prima dell’estate e cominciare la stagione con loro, una bellissima esperienza. Tutta l’area, quella di Mývatn e Akureyri, è molto turistica e ho avuto modo di visitare alcuni luoghi e attrazioni come i vulcani o i geyser, cose che tutti dovrebbero vedere almeno una volta nella vitaLe persone di questa zona sono molto gentili, disponibili e accoglienti. Da subito mi sono sentita a casa e li ringrazio moltissimo".

Nelle nazioni in cui hai militato, hai indossato anche maglie di club prestigiosi come Arsenal e Rosengård, per citarne alcune, e ora sei alla Juventus. Quali differenze hai notato tra queste squadre e come procedono i tuoi primi mesi in Italia?

"Non ho realmente giocato per l’Arsenal. Son rimasta per sei mesi, ma non ho ottenuto il permesso di lavoro. Ad ogni modo, la maglia della Juventus è quella più difficile da indossare, dato che si tratta di una delle squadre più grandi al mondo. Devi essere all’altezza e dare il cento per cento. Non che non lo abbia fatto nelle altre squadre in cui ho giocato in precedenza, anzi, ma l’Italia è diversa. Gli italiani amano moltissimo il calcio, seguono ogni minimo passo della propria squadra, danno supporto incondizionato, ma si aspettano altrettanto".

La Juventus è già da qualche anno che ha fatto il proprio ingresso nel panorama calcistico femminile con il settore giovanile e, dallo scorso anno, ha anche aperto una propria sezione come prima squadra vincendo immediatamente il campionato. Cosa hai provato quando hai saputo del suo interessamento verso di te?

"Questa estate il mio agente mi ha chiamata dicendomi che la Juventus era interessata a me. É, forse, la cosa più importante che mi sia mai successa. Quando ero bambina, guardavo sempre i grandi calciatori come Del Piero e Trezeguet. Sapere che adesso indosso la stessa maglia e gioco per la squadra in cui loro hanno fatto grandi imprese è un sogno. Ma so che è anche la realtà e voglio impegnarmi al massimo".

Da quello che vediamo, con le tue compagne di squadra avete instaurato fin da subito un bellissimo rapporto, in particolare con Hilda Petronella Ekroth che, essendo svedese, è un po' come una nostra "cugina". Recentemente, con alcune di loro, siete anche andate a Wembley per vedere Inghilterra - Croazia. C'è un aneddoto particolare da poter raccontare di questi primi mesi a Torino? Com'è strutturata la vostra giornata tipo?

"Ho un bel rapporto con Nella. È gentile, sempre allegra e sorridente. Siamo andate a vedere Inghilterra - Croazia insieme ad altre compagne, ma ognuna è andata nel settore di tifoseria della sua nazionale. Non ci sono aneddoti particolari. Mi alzo presto la mattina, faccio colazione e comincio l’allenamento con il club. Poi mi trattengo lì per il pranzo e per alcune sedute di fisioterapia. Tutto il giorno si dedica alla preparazione e all’allenamento, ed è ciò che amo fare".

A proposito di compagne di squadra, condividi lo spogliatoio con un grande portiere come Laura Giuliani e con Federica Russo. Com'è il tuo rapporto con loro e con il vostro preparatore Giuseppe Mammoliti? Quali differenze hai notato nella metodologia di lavoro tra la Juventus e il tuo passato?

"Condividiamo lo spogliatoio e abbiamo un bel rapporto, così come con le altre. Questo è molto importante perché siamo parte del team, anche se ci alleniamo separatamente. Giuseppe Mammoliti è uno degli allenatori migliori che io abbia mai avuto, è molto dettagliato da un punto di vista tecnico e ciò mi aiuta dentro e fuori dal campo. Sono grata di averlo come allenatore. I portieri della Juventus hanno una tecnica speciale, la migliore del mondo. Infatti, se guardiamo alla sua storia calcistica, la Juventus ha avuto i migliori portieri, come ad esempio Buffon. È sicuramente diversa da qualsiasi altra tecnica, ma a me piace molto".

La Juventus, tra le varie stelle della squadra maschile, può fare affidamento su Mario Mandžukić, una vera e propria icona per il calcio croato. Hai già avuto modo di parlarci e confrontarti con lui o se hai in programma di farlo?

"Mario è una delle persone più rispettate e di valore della federazione croata. Dà sempre il massimo ed è un modello e un esempio per come si allena, gioca e altro ancora. Lo stimo moltissimo".

Nel calcio femminile, c'è una giocatrice o un portiere che da sempre è stata il tuo punto di riferimento?

"Non ho alcun punto di riferimento, come portiere. Cerco di non guardare gli altri, ma focalizzarmi su me stessa. Spero, però, di poterlo essere in futuro per qualcun’altra".

In Islanda, oltre al calcio, lo sport nazionale è la pallamano. Nei Paesi balcanici c'è una grande tradizione nella pallamano femminile e non solo. La Serbia, ad esempio, ha sconfitto proprio l'Italia nell'ultima finale dei Mondiali di pallavolo femminili. Nel tempo libero, segui qualche altro sport? Hai praticato anche qualche altro sport prima di avvicinarti al calcio?

"Ho praticato pallamano prima del calcio. Ma ad un certo puntom ho dovuto prendere una decisione e ho scelto il calcio. Ho, comunque, una grande passione per questo sport e i giocatori croati delle passate generazioni. Adesso, però, non riesco a seguire altro con la dovuta attenzione, anche se ho avuto modo di vedere la partita tra la Serbia e l’Italia. Sono curiosa di vedere come andranno le prossime competizioni in Germania e Danimarca, per la Croazia".

Attualmente, la Juventus è prima in classifica in Serie A ed è qualificata ai Quarti di Finale di Coppa Italia. La Croazia ha mostrato ottime cose nelle ultime partite di qualificazione ai Mondiali e ha dato diversi problemi alla Danimarca. Chiudiamo, quindi, col chiederti quali sono i tuoi sogni e le tue speranze per il futuro, a livello personale e di squadra?

"Il mio primo sogno è quello di portare a termine il campionato qui in Italia con una bella vittoria. Penso sia giusto focalizzarsi su un obiettivo alla volta. Per me, l’essenziale è seguire le direttive del mio allenatore e proseguire in questo percorso. Per la nazionale, nutro la speranza di una qualificazione ai Mondiali e agli Europei. Ma credo sia importante fare un passo alla volta. Prima devo pensare alla Coppa Italia e allo Scudetto, proprio perché son più importanti le vittorie e gli obiettivi della squadra che quelli personali, anche se comunque camminano di pari passi, e spero che riusciremo a raggiungerli insieme".

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Si ringrazia l'ufficio stampa della Juventus Football Club S.p.a., nelle persone di Cristina Demarie e Federica Lancini, per la disponibilità e la cordialità dimostrate con la redazione di AtlanticFootball.it, circa la realizzazione di questa intervista.

Inoltre, si ringrazia Francesca Mazzoni di "Spiccando il Volo - blog di viaggi e fotografia" (CLICCA QUI), per la sempre preziosa collaborazione con AtlanticFootball.it.

Doris Bačić con Stefano Braghin, Head of Academy Organizational Department and Juventus Women, lo scorso luglio, al momento della firma del contratto.
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